Certamente sarebbe bastata una telefonata o probabilmente c’è stata e non si è arrivati ad un punto comune. Sta di fatto che Kobe Bryant, campione dei Los Angeles Lakers, si è visto costretto a denunciare la madre per evitare che quest’ultima venda i cimeli del figlio. Cimeli legati all’infanzia di Kobe, quando era in Italia, e alla giovinezza del 24 dei Lakers. Pamela Bryant, questo il suo nome, ha venduto più di 100 oggetti appartenenti al figlio ad una compagnia specializzata alla vendita all’asta, la Goldin Auctions. Tutto questo per il modico (si fa per dire) prezzo di 1 milione e 500 mila dollari. In realtà la Goldin Auctions ha versato, per ora, un acconto di 450mila dollari, ma la denuncia di Kobe Bryant potrebbe fermare tale processo di vendita. Bryant, secondo quanto riferisce l’agenzia “Ap”, aveva già chiesto alla madre di non mettere in vendita oggetti di sua proprietà, ma Pamela ha negato tale tesi, adducendo al fatto di aver ricevuto invece il permesso dal figliol prodigo. Qualcosa però ci dice che i 2 non si son capiti, tant’è che la situazione finirà in tribunale.
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