Primo Piano

NBA Rookie Ladder 2024 – Episodio Finale – Et voilà

21. Kris Murray (↑ 7 )

Siamo noi i primi a essere stupiti dall’abbondanza di Blazers in classifica. Troppi? Probabilmente premiato oltre i propri meriti – ancora una volta – Kris si sta ritagliando un fit tecnico sempre più definito da point forward. Da segnalare i 18 rimbalzi in 43’ nel season finale contro i Kings, ma con 3-15 al tiro.

 

22. Cason Wallace (↓ 9)

Sgombriamo subito il campo, agganciandoci a JJ Redick: è un legittimo candidato all’NBA All- Rookie Second Team. 22 punti contro Memphis nella larga vittoria sui Grizzlies (prima decade di marzo). Due rookie hanno disputato tutte le 82 partite stagionali, ed entrambi arrivano da OKC: lui e Chet Holmgren. In una classifica fatta essenzialmente di statistiche l’andamento altalenante rientra nell’ordine delle cose. Ha davanti tutti i Playoff per prendersi rivincite, un po’ come Christian Braun lo scorso anno a Denver.

23. Marcus Sasser (↓ 5)

Lampi di Sasser. Quello di inizio stagione, libero di testa e sciolto nelle articolazioni di polso. È tornato a trovare spazio, si è riconquistato la fiducia di Monty Williams. Forse più facile in una squadra che non ha assolutamente nulla per cui lottare, e non l’ha mai avuto da novembre. Negli ultimi 20 giorni di regular season ha registrato medie da 13 punti, due rimbalzi e cinque assist a partita. Paga la sua discontinuità, ma diamo tempo al tempo.

 

24. Anthony Black (↓ 2)

Ha avuto i suoi momenti, ma da un play di 2.01 metri forse anche Orlando si aspettava qualcosina in più. Probabilmente paga l’esplosione di questa stagione dell’intero roster, che ha riportato i floridiani a gravitare stabilmente in zona Playoff. Definizione di giocatore raw, ancora da raffinare. Potrebbe diventare fondamentale negli anni a venire, quando il front office dovrò iniziare a cacciare qualche milioncino di dollari in più per trattenere i suoi talenti. Per ora, poco più di una comparsa.

 

25. Trey Jemison (↑ 2)

Si è messo in luce contro avversari modesti, ma il finale di stagione merita una menzione. Fiammata da 24 punti contro Washington, doppia doppia da 17 punti e 13 contro Detroit.

 26. Craig Porter Jr. (=)

Il suo arrivo all’arena per la prima di Playoff dice tutto. Anche per questa ragione, non perde né guadagna posizioni.

27. Julian Strawther (NE)

Troppo poco spazio per uno dei giovani talenti più naturali con la palla in mano. Certo, quando si gioca nei campioni NBA in carica è difficile affermarsi, ma l’addio di Bruce Brown in estate sembrava avergli lasciato il giusto spiraglio. Non è stato così: 5 punti, un assist e un  rimbalzo a partita. E quelle giocate sono un numero alquanto limitato.

 

28. Ricky Council IV (NE)

Carpe diem, insegnavano i latini. E l’ex uomo di Arkansas ha fatto esattamente questo. Contratto two-way con Philadelphia, spazio limitatissimo prima di una serie di infortuni (si veda Embiid) che lascia piccole speranze per chi fino a quel momento di parquet aveva visto solo quello di casa sua o della G-League. Entra, gioca bene, si stabilizza con un ruolo variabile nelle rotazioni di Nick Nurse. SOno 6.6 punti,1.7 rimbalzi e 0.6 assist a partita con il 50% dal campo. E delle giocate per cui servono i cosiddetti cojones. Il suo futuro però rimane ancora non garantito.

29. Julian Philips (NE)

È forse il primo Bulls in classifica in cinque puntate. La squadra, eliminata al Play-in, dovrà nuovamente ripartire dal Draft. Menzione d’incoraggiamento, quindi, prima di arrivare alla fine della classifica.

30. Nick Smith Jr. (↓ 5)

Tanti vuoti nella sua stat-line, fanno eccezione le ultime due uscite: 15 punti contro Boston, 24 contro Cleveland.

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Redazione NbaReligion

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